damiano ferrara art
Pantelleria
Finalmente, dopo circa un mese di assenza, ritorno nella mia Pantelleria, un’isola dove il rapporto dell’uomo con la natura è ancora antico, dove, se vuoi, puoi isolarti dal mondo esterno e giocare con te stesso o con le persone a te care senza essere contaminato dalla cosiddetta “civiltà occidentale”.
Spesso le mie giornate trascorrono lentamente tra passeggiate in mezzo alle vigne con la mia compagna e Morgana, un pastore tedesco di una dolcezza strabiliante che ci segue come un’ombra, e lunghe soste sul terrazzo del dammuso, a sconfinare con lo sguardo oltre il mare, quel mare blu intenso che ti fa sentire una nullità, un niente di fronte a tanta bellezza e potenza.
Il mio sguardo spazia da est ad ovest, ma quasi sempre il mio viso è rivolto ad est, dove nasce il sole, dove nasce la vita.
Mi lascio sbattere, attraversare dal vento di levante, un vento temuto da tutti, un vento che porta gioia e dolore, che porta sole e pioggia, che ha portato morte e dolore ma anche vita, cultura, benessere e, in un certo senso, anche pace tra i popoli.
Rimanere su questa terrazza che da sul mare a sentire l’odore del mare, il rumore del mare, ad osservare le potenti onde che si infrangono sugli scogli e lasciarsi attraversare dal vento, è qualcosa di cui non potrei farne a meno. È quel qualcosa che mi ha fatto capire e mi fa capire che rispettare la natura e l’ambiente, è rispettare noi stessi.
Sarebbe bello, ogni tanto, se ognuno di noi potesse fermarsi un po’, magari davanti al mare, davanti ad un bel tramonto o in campagna, ad osservare la natura con occhi diversi e lasciarsi attraversare dalle bellezze che abbiamo davanti. Forse ne avremmo più rispetto.
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